«Rodolo placentós pel segle XI»

«Vilamajó ha progettato un secondo itinerario artistico con due interventi artistici a Pont de Suert e tre chiese romaniche dell’undicesimo secolo che fanno parte dell’insieme romanico della Vall de Boí, nello specifico Santa Eulàlia d’Erill la Vall, Sant Joan de Boí e Sant Feliu de Barruera, dove Marco Noris, un artista italiano residente in Catalogna, ha realizzato uno dei contributi più riusciti a un festival che si propone di mettere in dialogo la creazione contemporanea con il patrimonio del paese. Noris è un artista che cammina, che ha bisogno di calpestare il terreno per entrare in comunione con il paesaggio. Nella chiesa di Barruera ha appeso un arazzo che si mimetizza e confonde con le pietre dell’abside. L’artista lavora con una carta di seta molto resistente, che durante le sue escursioni nel bosco ha messo a contatto con la terra e l’acqua, con il fango. Noris ha spiegato che durante una lunga permanenza al Centre d’Art i Natura de Farrera, dove ha fatto una residenza, ha fatto portare una carta molto resistente dalla Germania. Con l’intenzione di riprodurre sulla carta ciò che si vede a terra quando si cammina in montagna, Noris ha seppellito questa carta sotto terra per tre settimane. L’arazzo-retablo installato nella chiesa di Sant Feliu è la materializzazione della terra sulla carta, un esercizio di geotassidermia che si integra perfettamente nell’abside di pietra del romanico. È come se avesse scorticato la pelle della terra per trasferirla sulla carta. Non è un caso che il titolo dell’opera sia appunto Pelli.

Con la sua intervenzione, Noris ha voluto trasformare questo spazio di culto affinché tutti si possano sentire accolti, al di là della religione che ognuno possa avere. Il giorno in cui il fotografo del festival è entrato per la prima volta nella chiesa per fotografare la sua installazione, non ha visto l’arazzo, così integrato tra le pietre del romanico. Non siamo lontani dalla pittura materica con cui Tàpies trasmetteva l’espressione dell’agonia sui muri scrostati.»

Errant2020-Iolanda Sebé

Foto: Iolanda Sebé