Refugium, refugia

2013/2019

Questo progetto prende l’ex campo di internamento di Rivesaltes come punto di partenza per affrontare la memoria storica dell’esilio repubblicano spagnolo. Dalle rovine del luogo, segue le tracce architettoniche e umane che costruiscono una memoria emozionale collettiva in cui passato e presente si articolano.

Mostre personali e collettive presso il Museu Memorial de l’Exili (La Jonquera, 2019), il Temple Romà de Vic (2016), la Galeria Sicart (mostra collettiva, Vilafranca del Penedès, 2016) e la Galeria Cànem (mostre personali e collettive, Castellón, 2016).

Serie di opere

Alcuni anni fa, durante una visita al Museo dell’Esilio della Junquera, Noris incontrò per la prima volta la storia del campo Joffre di Rivesaltes, un ex campo di internamento nel sud della Francia aperto negli anni ’30 per accogliere l’esilio repubblicano spagnolo. Lontano dall’essere un episodio isolato, il campo rimase attivo per quasi settant’anni: fu usato come campo di concentramento durante l’occupazione nazista e, in seguito, come luogo di internamento per gli harkis algerini dopo la decolonizzazione. La storia di Rivesaltes attraversa il XX secolo europeo e condensa alcuni dei suoi episodi più traumatici. Si rivela come un territorio da cui affrontare la violenza, lo spostamento forzato e le fratture della storia contemporanea. Più che un luogo fisico, Rivesaltes è oggi —quando le rovine cedono il protagonismo alla memoria— uno spazio emozionale collettivo.

Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione
Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione

Rivesaltes, il passato è presente, 2013

La memoria di Rivesaltes risuona nella realtà attuale dei campi che, in tutto il mondo e alle frontiere d’Europa, continuano a ospitare milioni di vite in esilio. Le sue rovine funzionano come soglia tra passato e presente, collegando la storia del XX secolo con le politiche migratorie contemporanee.

Tuttavia, questo progetto non aspira a diventare una ricerca storica. La storia è qui un punto di partenza per uno spostamento nella memoria emozionale collettiva, cercando un’esperienza che, a partire dall’individuale, aspiri a una dimensione universale oltre epoche, frontiere e nazionalità.

## Refugium, Refugia (2019) al MuMe – Museu Memorial de l’Exili, La Jonquera, Spagna

Refugium, refugia nasce da quello spazio devastato, testimone e vittima di molte tragedie umane. Per Noris, Rivesaltes non è un tema storico, ma un punto di partenza per interrogare i legami tra memoria, sradicamento e presente. Le rovine del campo si intrecciano con i centri di internamento e i campi per rifugiati di oggi che, alle frontiere d’Europa e del mondo, perpetuano lo stesso dramma dell’esclusione. Il lavoro riflette sulla continuità tra i campi del passato e i dispositivi contemporanei di controllo migratorio, dove la storia riappare in nuove forme politiche e materiali.

Il titolo della mostra rimanda al termine latino refugium, che indicava sia un luogo di fuga sia un ritorno —una via di scampo o uno spazio di rifugio. Al plurale, refugia evocava anche i nascondigli domestici dove proteggere i beni in caso di pericolo. Noris fa propria questa ambivalenza —riparo e fuga, raccolta e spostamento— per affrontare il rifugio come stato di transito permanente, come sintomo di una vulnerabilità strutturale.

Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione
Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione
Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione

Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione
Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione
Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione
Refugium, refugia, 2019, Museu de l'Exili, La Jonquera. Vista dell'installazione

Refugium, Refugia. 2019, MuMe - Museu Memorial de l’Exili, La Jonquera, Spagna

Le opere riunite in Refugium, refugia esplorano i paesaggi fisici ed emozionali dell’esilio: fosse, tumuli, casse o cavità che funzionano al tempo stesso come rifugio e condanna. Questi luoghi condensano la tensione tra il bisogno di protezione e la sua negazione, e indicano la perdita di identità e dignità che definisce la condizione del rifugiato.

In questo contesto, la figura del profugo diventa un paradigma universale: chi, incapace di tornare a casa, non può nemmeno abitare altrove. Per Noris lo sradicamento è un trauma irreversibile che tocca le fondamenta stesse dell’umano, un’eco persistente che collega i passati della storia alle ferite del presente.

(In)rifugi, 2016

(In)refugios. 2016, Temple Romà, Vic, España
(In)refugios. 2016, Temple Romà, Vic, España

(In)refugios. 2016, Temple Romà, Vic, España
(In)refugios. 2016, Temple Romà, Vic, España
(In)refugios. 2016, Temple Romà, Vic, España

(In)refugios. 2016, Temple Romà, Vic, España

(In-refugios 1936/2016. Galería Canem, 2016. Vista de instalación)
(In-refugios 1936/2016. Galería Canem, 2016. Vista de instalación)
(In-refugios 1936/2016. Galería Canem, 2016. Vista de instalación)

(In)refugios. 2016, Galeria Canem, Castellón de la Plana, España

Questo progetto è stato possibile grazie al sostegno di La Escocesa e Hangar, centri di creazione a Barcellona. Grazie anche a Jordi Font, Miquel Serrano, Alfons Quera e a tutti i colleghi del MuME, Paula Bruna, Carlos Puyol, Miquel Bardagil, Mireia Martínez i Raül Segarra, Tere Badia, Kike Bela, Antonio Bela Armada, Pep Dardanyà, Piramidón, Yann Molina, Elodie Montes, Judith López, Pilar Mestre, Mar Arza.